Museo del Po

 

LA STORIA DEL GRANDE FIUME

Nel cuore delle campagne piacentine, a due passi dal Po la maestosa e magnifica Rocca Pallavicino Casali di Monticelli d’Ongina, sede del Museo Etnografico del Po. Il museo è stato costituito nel 1974 nelle ampie cantine della rocca fatta erigere nel XV secolo da Rolando Pallavicino imprezziosita dalla cappella affrescata da Bonifacio Bembo. Tante sono le sezioni museali custodite nel castello. 

IL MUSEO



Il museo si divide in tre sezioni: Acquario, Museo del Po, Museo della Civiltà Contadina e Artigiana. L’acquario presenta una ventina di vasche contenenti le varietà ittiche del fiume Po. Il Museo del Po contiene attrezzature e modelli di imbarcazioni relative al Grande Fiume, nonchè un reparto dedicato alla paleontologia ed uno all’archeologia. Il Museo contadino ed artigiano mostra attrezzi e strumenti di lavoro dei contadini e artigiani rivieraschi con ricostruzioni della casa e della vita familiare.

 

 



 

 


 


ROCCA PALAVICINO CASALI

Museo del PoLa Rocca è uno dei più imponenti edifici di difesa presenti nel piacentino. Secondo la tradizione sarebbe anche esistito il ”pozzo del taglio” entro il quale lame infisse a raggiera accoglievano il corpo del condannato cosicché raggiungesse il fondo a brandelli. Si parla anche di una galleria sotterranea che collegherebbe la Rocca alla chiesa parrocchiale di San Lorenzo per consentire ai castellani un rifugio in un luogo che a quei tempi godeva del privilegio di immunità.

 

 


 

 

 

Gli appartamenti nobili, posti al primo piano che si raggiunge con un ripido scalone in pietra, conservano alle pareti decorazioni del ’700 e soffitti con pregevoli affreschi con allegorie delle stagioni. Nel salone principale il grande affresco del soffitto rappresenta il trionfo del casato Casali. Oggi questi saloni vengono adibiti a mostre d’arte, convegni, rassegne fotografiche, incontri di studio e manifestazioni culturali di vario genere. Le cantine, un tempo utilizzate come scuderie e magazzini di cibarie, oggi ospitano:

  • Museo Etnografico de Po
  • Acquario del Po
  • Museo Archeologico

Al piano terra, in alcune sale a cui si accede dal porticato del cortile, è collocato il Museo Civico.


ACQUARIO DEL PO

Le risorse naturalistiche ed ambientali che il Po offre sono innumerevoli ed affascinanti, caratterizzando il paesaggio ora con canneti e saliceti, ora con boschi umidi, ninfee gialle e castagne d’acqua.IMG_9406_LOW Anche il patrimonio ittico e, soprattutto, avifaunistico si presenta molto variegato: si va dall’alborella, la specie più numerosa, alle tinche, alle carpe, scardole, pesci gatto, persico e lucci per il primo; mentre per il secondo si spazia dalle nitticore, alle garzette, agli aironi cinerini, usignoli, gallinelle d’acqua, cannareccioni e poi ancora folaghe, germani reali, fraticelli e martin pescatori.IMG_9408 Un vero e proprio microuniverso estremamente articolato, formante un significativo ecosistema di un patrimonio unico, che potremo conservare solo con un assoluto rispetto per questo fiume, linea di confine geografica, culturale e comune denominatore della vita della gente padana.  Con l’Acquario, il museo esplica una funzione di documentazione e conoscenza etnografica riferita soprattutto all’ambiente fluviale,  illustrando la fauna ittica del medio Po. L’allestimento permette di osservare dal vivo le specie locali, documentate da apposite schede con i dati scientifici relativi alla diffusione e all’ambiente. Nel percorso espositivo sono inseriti anche due diorami con esemplari faunistici: rettili,

mammiferi e uccelli.


TERRE DI FIUME

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Il fiume Po, nel suo lungo e tortuoso percorso dal Monviso al delta adriatico, sembra abbia voluto privilegiare la pianura monticellese con un itinerario bizzarro e ampiamente sinuoso, quasi per offrire a questa terra una maggior quantità di testimonianze archeologiche di arte, storia e di tradizioni sepolte nel fiume.

Lungo il il tratto piacentino del Po,  da Castel San Giovanni a Castelvetro, si vive l’atmosfera del grande fiume: scorci suggestivi, che lasciano la mente libera di spaziare, per provare ad immaginare quando questa via fluviale era un tempo un’arteria di comunicazione fondamentale per l’economia delle genti, per la cultura di un popolo. Una visita a questi luoghi è doverosa, per capire i più reconditi risvolti di un passato non lontano, in cui i nostri nonni imbracciavano le falci per lavorare con la sola forza delle braccia una terra per molti tratti ostile, dove i nostri avi affrontavano le sue acque a bordo di piccole imbarcazioni, per rientrare con un pescato che era la cena di tutta la famiglia. Con la Conca di Isola Serafini, finalmente il Po torna navigabile dall’Adriatico a Piacenza“


MUSEO ARCHEOLOGICO

IMG_9412_lowRimandano al fiume molti reperti della sezione paleontologica e archeologica, fra i quali si distinguono frammenti di vegetali e resti ossei di vertebrati e invertebrati del Cenozoico e del Neozoico, rinvenuti nel tratto medio del corso fluviale. Sono qui conservati resti di mammut, corna di bisonte, di cervo, di alce, che risalgono a quindici-ventimila anni fa, reperti dell’epoca romana, resti di vasellame; manufatti più recenti come un pozzo artesiano individuato lungo il Po risalente al XVIII secolo, quando una vasta area costiera fu travolta e distrutta da una delle tante piene del fiume. Gioiello di questa sezione è una piroga preistorica in ottimo stato di conservazione.

 



 

 


LA CAPPELLINA DEL BEMBO

Nata come “castello” ma evolutasi poi come “delizia”, la rocca di Monticelli d’Ongina ospita una delle preziosità tardogotiche più significative dell’area cremonese: la celebre cappella voluta da Carlo Pallavicino (1452 ca – 1497) una volta nominato, da Callisto III, vescovo di Lodi nel 1456 (su pressioni di Francesco Sforza) ed affrescata dai Bembo, una delle più importanti opere italiane di decorazione tardogotica. Collegata agli appartamenti nobili da una grande e lunga galleria, concepita per essere la cappella privata del vescovo Carlo Pallavicino.





Cappella del Bembo - Castello Pallavicino Casali (Monticelli d'Ongina, PC)

Autentico gioiello d’arte, racchiude un prezioso ciclo di affreschi del ’400 dei pittori Bonifacio e Benedetto Bembo. Il ciclo pittorico comprende figure di angeli, profeti e personaggi dell’epoca, alcuni episodi della vita di San Bassiano da Lodi, l’Ultima Cena, S. Giorgio che uccide il drago, la Vergine Maria con i santi Bernardino da Siena e Bernardo da Chiaravalle, la Calvario con la Crocifissine, l’Annunciazione, la Deposizione dalla Croce, i quattro Evangelisti e un ritratto di mons. Carlo Pallavicino. Insieme al ritratto del vescovo Carlo, gli affreschi sono rimasti, com’è noto, coperti (a suo tempo, per ragioni sanitarie e di difesa dalle epidemie) per secoli, fino agli anni Sessanta del secolo scorso, allorché vennero portati alla luce con un accurato restauro, al quale concorse anche la Banca di Piacenza (che concorse pure, anni dopo, all’erezione del sottostante museo etnografico).
Affrescata verosimilmente negli anni ’50 del Quattrocento, per volontà di Carlo Pallavicino (salito al soglio episcopale lodigiano nel 1456), la cappellina si presenta come una piccola aula contenuta e riservata, a tutela di un’intimità raccolta e personale.L’ambiente è completamente affrescato secondo gli stilemi della bottega cremonese dei Bembo e, metro dopo metro, dichiara – a volte apertamente a volte implicitamente – tutto ciò che è stato e che ha rappresentato per il suo eminente committente: la meditazione, ma anche l’auto-celebrazione, il mecenatismo e la devozione, i rapporti ambivalenti e difficili fra città e contado, la missione spirituale divisa tra fede e amministrazione in un equilibrio arduo tra vocazione pastorale, promozione umanistica e funambolismi politici.

 

 


MUSEO ETNOGRAFICO

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Il terzo nucleo tematico, dedicato alla civiltà contadina e all’artigianato tradizionale, propone materiali sul lavoro nei campi, aratri, erpici, rulli, falci e loro corredi, carri e carriole; sui mestieri (l’arrotino, il fabbricante di scope, il bottaio, il maniscalco, il norcino, la filatrice) sono raccolti numerosi utensili ormai non più usati da tempo e una vasta rassegna di oggetti di uso comune nelle case di una volta: dall’attrezzatura completa per fare il pane, la pasta, la polenta, ad un antico esemplare di ghiacciaia, agli attrezzi da camino e da cantina, per la pigiatura dell’uva e la produzione del vino, al materiale usato dalle massaie. Il museo raccoglie inoltre le testimonianze delle attività tradizionali praticate lungo il Po: imbarcazioni impiegate per i diversi mestieri, attrezzi dei pescatori e dei cavatori di ghiaia, reti, fiocine e materiale iconografico, testimonianza della vita rivierasca padana.


 

 

 


DOVE SIAMO

 

Indirizzo Piazza Casali, 10, - 29010 Monticelli D’ongina  (PC), Italy
Orario INVERNALE: 14,30-17,00 ESTIVO: 15,00-18,30
Po’sTiAmo CARD Ai soli titolari della tessera è riservato un trattamento esclusivo
chiusura  INVERNALE: dicembre e gennaio ESTIVO:  luglio e agosto
E-mail [email protected]
Telefono 338 180 1426
Sito web http://www.museodelpo.it/wordpress/